I senatori modenesi del Partito
democratico Maria Cecilia Guerra e Stefano Vaccari commentano positivamente la
recente decisione del Consiglio di Stato sul caso del dirigente di banca
italo-brasiliano Henrique Pizzolato, condannato nel paese sudamericano a 12
anni e 7 mesi per corruzione e riciclaggio, attualmente rinchiuso nel carcere
di Sant’Anna, dove sta scontando la pena. Ecco la loro dichiarazione:
giovedì 25 giugno 2015
lunedì 22 giugno 2015
Contro l'estradizione
La petizione promossa dal senatore
Luigi Manconi per chiedere al Ministro Orlando la revoca del decreto di estradizione di Henrique
Pizzolato ha superato le 2000 firme. Molto toccante la solidarietà dimostrata, con una raccolta firme interna al carcere di Sant'Anna a Modena, da tutti i detenuti (43) della IX sezione, la stessa in cui è rinchiuso Pizzolato.
Tra i firmatari dell'appello di Manconi anche autorevoli esponenti della cultura e della politica, tra cui Stefano Anastasia (presidente onorario dell'associazione "Antigone"), Goffredo Fofi (critico e scrittore), Francesco Ciafaloni (saggista e ricercatore dell'Ires di Torino), Grazia Honegger Fresco (pedagogista), Alessandro Leogrande (scrittore e giornalista), Giulio Marcon (deputato alla Camera), Lia Sacerdote (presidente dell’associazione “Bambini senza sbarre”), Maria Cecilia Guerra (senatrice della Repubblica). E oggi anche la parlamentare europea Cecile Kyenge, di cui pubblichiamo le dichiarazioni in merito alla sua adesione.
Tra i firmatari dell'appello di Manconi anche autorevoli esponenti della cultura e della politica, tra cui Stefano Anastasia (presidente onorario dell'associazione "Antigone"), Goffredo Fofi (critico e scrittore), Francesco Ciafaloni (saggista e ricercatore dell'Ires di Torino), Grazia Honegger Fresco (pedagogista), Alessandro Leogrande (scrittore e giornalista), Giulio Marcon (deputato alla Camera), Lia Sacerdote (presidente dell’associazione “Bambini senza sbarre”), Maria Cecilia Guerra (senatrice della Repubblica). E oggi anche la parlamentare europea Cecile Kyenge, di cui pubblichiamo le dichiarazioni in merito alla sua adesione.
Oggi
ho sottoscritto la petizione diretta al Ministro della Giustizia Andrea Orlando
per fermare l’estradizione in Brasile del dirigente di banca italo-brasiliano
Henrique Pizzolato, condannato nel Paese sudamericano a 12 anni e 7 mesi, che
sta attualmente scontando la pena nel carcere di Sant'Anna a Modena.
Nelle
settimane scorse ho presentato sul caso anche un'interrogazione al Parlamento
Europeo. Le ONG Amnesty International e Human Rights Watch hanno definito
"drammatica" la situazione delle carceri
brasiliane. Pizzolato, giudicato dal tribunale supremo brasiliano, potrebbe
essere estradato e trasferito a Papuda, una delle galere più violente e
degradate del Brasile. L'estradizione è stata ottenuta con il presupposto che
Pizzolato fosse accolto in una sezione protetta del carcere brasiliano, la
cosiddetta "ala dei vulnerabili", dove il detenuto non dovrebbe
essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Questa "ala dei
vulnerabili" non è attualmente in funzione e la sua legittimità è sotto il
vaglio giudiziario del Tribunale amministrativo brasiliano.
Anche
per questo ho firmato la petizione che vi propongo di sottoscrivere, su Change.org, contro l'estradizione in Brasile di Henrique Pizzolato:
change.org/pizzolato (Cecile Kyenge)
domenica 21 giugno 2015
Urgente: non si conceda l'estradizione per Pizzolato
di Luigi Manconi
È in linea la petizione promossa dal Senatore Luigi Manconi per chiedere al Ministro della Giustizia italiano di revocare l'estradizione di Henrique Pizzolato, condannato in Brasile in un solo giudizio fatto da un solo tribunale senza diritto di appello che ora rischia di essere inviato alle carceri brasiliane note per le condizioni di disumana e intollerabile violenza. Il 16 giugno scorso il Ministro della Giustizia del Brasile ha dichiarato: "le prigioni brasiliane sono vere scuole del crimine", riferendosi alle organizzazioni criminali esistenti all'interno delle carceri.
Henrique
Pizzolato, di origine brasiliana con cittadinanza italiana, rischia in questi
giorni di dover lasciare il carcere di Sant'Anna a Modena, dove sta scontando una pena di più di 12 anni inflitta
dal tribunale supremo brasiliano nell'ambito di un'inchiesta per
corruzione e riciclaggio. Pizzolato
potrebbe essere estradato e trasferito a Papuda, una delle galere più
violente e degradate del Brasile.
sabato 20 giugno 2015
Per la prima volta l’Italia decide di estradare in Brasile un proprio cittadino
Quello che segue è il testo che il movimento in difesa di Henrique Pizzolato ha consegnato ai giornalisti durante la conferenza stampa indetta al Senato dal presidente della Commissione diritti umani Luigi Manconi, martedì 16 giugno scorso.
Con il decreto
del 21 aprile 2015 il Ministero della Giustizia italiano ha accordato l’estradizione
in Brasile di un suo cittadino, Henrique Pizzolato. Una decisione eccezionale, se
si pensa che il Brasile non estrada, per dettato costituzionale, i cittadini
brasiliani e che per questa stessa ragione – mancanza di reciprocità – l’Italia
ha negato in passato allo stato sudamericano l'estradizione di un altro
cittadino italiano.
Perché allora nel
caso di Pizzolato è stata presa una decisione diversa?
Motivi giuridici
per negare l’estradizione e per difendere Pizzolato e i suoi diritti, il
Governo italiano ne ha molti e partono dall’art. 5 del trattato di estradizione
tra Italia e Brasile firmato a Roma il 17 ottobre 1989. Fra le altre ragioni,
il Governo italiano deve rifiutare l’estradizione di un suo cittadino: “a) se
per il fatto per il quale è domandata, la persona richiesta è stata o sarà sottoposta
ad un procedimento che non (ha)assicura(to)
il rispetto dei diritti minimi di difesa.(...); b) se vi è fondato
motivo di ritenere che la persona richiesta verrà sottoposta a pene o
trattamenti che comunque configurano violazioni dei diritti fondamentali."
Il processo in Brasile
In Brasile Henrique
Pizzolato è stato sottoposto a un processo che non ha garantito i suoi diritti
di difesa. È stato giudicato unicamente
dal Supremo Tribunale Federale che, per legge costituzionale, non potrebbe
giudicare Pizzolato, un cittadino comune.
mercoledì 17 giugno 2015
Luigi Manconi: la conferenza stampa al Senato
Il 16 giugno a Roma, nella Sala Nassirya del Senato della Repubblica, il senatore Manconi, insieme alla senatrice Maria Cecilia Guerra e altri parlamentari, hanno indetto una conferenza stampa per spiegare ai giornalisti la situazione di Henrique Pizzolato e per chiedere al Ministro della Giustizia e al Consiglio di Stato la revisione del decreto di estradizione.
L'argomentazione principale dei parlamentari che hanno deciso di sostenere la lotta di Henrique, della sua famiglia e dei suoi legali è il rispetto dei diritti fondamentali della persona che, in caso di estradizione, sarebbero palesemente violati.
Di seguito potete ascoltare l'audio completo della conferenza stampa registrato da Radio Radicale.
L'argomentazione principale dei parlamentari che hanno deciso di sostenere la lotta di Henrique, della sua famiglia e dei suoi legali è il rispetto dei diritti fondamentali della persona che, in caso di estradizione, sarebbero palesemente violati.
Di seguito potete ascoltare l'audio completo della conferenza stampa registrato da Radio Radicale.
martedì 16 giugno 2015
Non consegnare al Brasile l’italiano Pizzolato
di Luigi Manconi
Davvero bizzarra, se non fosse tragica, la vicenda dell’estradizione di Henrique Pizzolato. L’uomo, di origine brasiliana con cittadinanza italiana, rischia in questi giorni di dover lasciare il carcere di Sant’Anna a Modena — dove sta scontando una pena di più di 12 anni inflitta dal tribunale supremo brasiliano nell’ambito di un’inchiesta per corruzione e riciclaggio — per essere trasferito nel carcere di Papuda. Ovvero in una delle galere più violente e degradate del Brasile.
mercoledì 3 giugno 2015
L’impianto (inesistente) dell’accusa nel mensalão
“La
menzogna è stata il generatore di tutte le verità, mezze verità, indizi non
valutati e indizi manipolati che hanno conferito la dimensione dello scandalo e
lo spirito del processo del ‘mensalão’.” Janio de Freitas 14/10/2012- FSP
Quale menzogna?
Nel processo del "mensalão", la peggior menzogna è stata considerare che del denaro pubblico della Banca del Brasile sia stato deviato per pagare i parlamentari.
La Banca del Brasile ha inviato molti documenti ai giudici del Tribunale supremo federale che chiariscono e che dimostrano che nessun centesimo della Banca del Brasile è stato deviato.
In tutti i documenti la Banca afferma che i soldi in questione (73 milioni di reais) non erano denaro pubblico, perché non appartenevano alla Banca del Brasile. Si trattava di denaro appartenente ad una società privata chiamata Visanet, una società che rappresentava il marchio Visa di proprietà d’una azienda multinazionale americana.
Non era solo la Banca del Brasile ad affermare che il denaro apparteneva alla Visanet; la stessa Visanet ha dichiarato che il denaro era di sua proprietà.
Quale menzogna?
Nel processo del "mensalão", la peggior menzogna è stata considerare che del denaro pubblico della Banca del Brasile sia stato deviato per pagare i parlamentari.
La Banca del Brasile ha inviato molti documenti ai giudici del Tribunale supremo federale che chiariscono e che dimostrano che nessun centesimo della Banca del Brasile è stato deviato.
In tutti i documenti la Banca afferma che i soldi in questione (73 milioni di reais) non erano denaro pubblico, perché non appartenevano alla Banca del Brasile. Si trattava di denaro appartenente ad una società privata chiamata Visanet, una società che rappresentava il marchio Visa di proprietà d’una azienda multinazionale americana.
Non era solo la Banca del Brasile ad affermare che il denaro apparteneva alla Visanet; la stessa Visanet ha dichiarato che il denaro era di sua proprietà.
Allora
il denaro è stato deviato dalla Visanet?
No. La Visanet ha presentato un documento, che è
nel processo, in cui dichiara che il denaro è stato completamente utilizzato in
campagne pubblicitarie, dunque non c’è stata alcuna deviazione di denaro. In
altre parole, la proprietaria del denaro – la Visanet – ha affermato che il proprio
denaro di non è stato deviato.
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